Feltrosa. Si abbassa il sipario
La kermesse si è appena conclusa.
Le ultime irriducibili, stravolte per l’impegno, la tensione e la fatica, quanto gratificate dal risultato dei lavori e dell’aver partecipato a un evento straordinario, hanno lasciato, meste, da poco Miagliano.
Parlare di ciò che è stato è riduttivo; qualunque cronaca, qualunque atto o catalogo di Feltrosa 2012 per quanto approfondito e puntualmente descritto sarà pur sempre del tutto privo dell’emozione sensoriale che l’ha caratterizzata.
Accoglienza ed attesa dei partecipanti, incertezza sul meteo e poi i primi sorrisi e gli abbracci a rinsaldare le amicizie lasciate l’anno precedente; l’incontro con le maestre, il raggiungimento delle aree di lavoro, la preparazione dei materiali, la progettazione delle tecniche, l’avvio dei lavori, la verifica dei risultati e nuove immersioni nella sperimentazione.
Potremmo continuare per alcune pagine nella descrizione puntuale di ciò che è stato, della cronologia degli avvenimenti, delle sessioni, del fuori Feltrosa ma la tensione e il suo scioglimento, le mani e gli occhi al lavoro, la stratificazione delle fibre (come quella delle anime) che man mano prendono corpo e vita dando origine a quanto si aveva in testa e nel cuore, quello non riusciremo a renderlo in queste righe.
Pian piano alcune migliaia di metri quadrati ospitanti del vecchio lanificio sono state testimoni della sostituzione dell’odore stantio del tempo con il profumo; prima del Marsiglia, che da tenue e timido si è rafforzato modificando la sua intensità e virato seguendo lo sviluppo del lavoro, ed è culminato trionfalmente con l’aroma di eucalipto e vegetali posti a bollire nel pentolone magico di Irit dal quale da lì a qualche ora ne sono usciti pezzi unici e irripetibili dalle gamme cromatiche sorprendenti.
Non una mosca ha turbato il clima professionale della festa, perché questa è stata Feltrosa2012, una vera festa dell’anima; la tensione eccitata dello sforzo creativo si è mantenuta inalterata lungo l’intero snodarsi del programma.
Si è trattato di una sorta di parto di gruppo; la stessa tensione, la stessa emozione, le stesse speranze, l’identica femminilità e, a conclusione del travaglio, lo stesso sollievo e l’identico sguardo ammirato e amorevole al frutto di tanto impegno.
Elisabeth, Irit, Roberta, Heidi, Micaela, Danila sono state le sapienti levatrici che, mettendo a disposizione delle neo mamme la loro esperienza, la calma sicura del risultato e la certezza di essere una sponda sicura in caso di necessità, hanno guidato e favorito il ripetersi del miracolo.
La maieutica socratica unita al rito sabbatico celebrato in gruppo ha trovato compimento con l’inaugurazione della Mostra dello Sciamano quando le ballerine del Collettivo Duende hanno ripetuto il simbolismo della nascita srotolandosi e svestendosi delle bende salvifiche che le avevano fino a poco prima protette. L’antico testamento, la Resurrezione, il rito greco ortodosso, i Balcani e l’eco della parabola esistenziale di Beuys condensate in quella evocazione e raccontate per i posteri dall’occhio sapiente di Daniel.
In ultimo, lei Giovanna Monduro, il suo fantasma ad aleggiare sul simposio; l’acqua della fonte divenuta ancora più calda.
Buona lana a tutti.
Al prossimo anno Feltrosa




questo è feltrosa, sempre
E’ un miracolo che si ripete ogni anno: è appena passato e già attendiamo il prossimo.
Grazie a voi per la generosa accoglienza e per aver colto così profondamente lo spirito dell’evento.
Il prossimo anno ci sarà anche Maglia e Rimaglia!